Nice day for a Revolution

 

8ee8fccd16ef96ab6349455e794347f0

L’anarchia non è una favola romantica, ma una testarda constatazione, basata su cinquemila anni di esperienza, che non possiamo affidare la gestione delle nostre vite a re, preti, politici, generali, e commissari provinciali. (Edward Abbey)

L’ambizione dell’anarchismo non è distruggere la società, ma eliminare dalla società ogni potere che pretenda di avere un diritto di costrizione sull’individuo. (Mikhaïl W. Ramseier)

La vera anarchia non può ammettere la violenza. L’idea anarchica è la negazione del potere. E il potere e la violenza sono tutt’uno. (Elsa Morante)

Se sono, più modestamente, un anarchico è perché l’anarchia, prima ancora che un’appartenenza, è un modo di essere. Lo ero, del resto, fin da bambino, quando preferivo giocare a biglie e, in anticipo sul mio mestiere futuro, inventare parolacce, per strada, con una banda di compagni, piuttosto che stare in casa a fare il signorino di buona famiglia – quale comunque ero, e quale sono rimasto per tanto tempo, vivendo sulla mia pelle la drammatica schizofrenia di chi abita contemporaneamente da entrambi i lati della barricata. (Fabrizio De André)

Noi ripudiamo ogni legislazione, ogni autorità, ogni influenza privilegiata, patentata, ufficiale e legale, anche se emanate dal suffragio universale; convinti come siamo che non potranno servire se non una minoranza dominatrice e sfruttatrice, in danno dell’immensa maggioranza degli asserviti. (Michail Bakunin)

Se posso permettermi il lusso del termine, da un punto di vista ideologico sono sicuramente anarchico. Sono uno che pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio. (Fabrizio De André)

L’anarchismo è l’idea rivoluzionaria che nessuno è più qualificato di te per decidere che cosa sarà della tua vita. (Anonimo)

Protect Me From What I Want

Ci si può imporre la felicità quanto si vuole, ma se uno ha dentro di sé una malinconia sepolta, un’oscurità (s)conosciuta, quella, formicolandoti nelle vene, ritorna.

A me piacciono gli antieroi, quelli che sbagliano, quelli che seguono la loro morale, quelli che non giudicano, quelli che hanno il coraggio di andare avanti, quelli che hanno ferite, quelli che hanno cose da raccontarti, quelli che si portano dentro un mondo infinito, quelli emarginati, quelli dimenticati, quelli che nessuno ha perdonato, quelli che non si fingono quello che non sono, quelli che…

…non reprimono i propri desideri, quelli che ardono di passione, quelli che non si controllano, quelli che gridano, quelli che dicono sempre quello che pensano anche quando non dovrebbero, quelli che combattono il sistema, quelli che se ne sbattono le palle di quello che pensa la gente.

Io voglio essere una che se ne sbatte le palle.
Voglio essere un antieroe.
Una che.

Juliet

 

 

27 anni fa

…Come 27 anni fa, mi sono alzato per andare al lavoro, ignaro del fatto, che quella sera ti avrei stretto fra le mie braccia per la prima volta. ❤
Auguri amore mio grande! Papi :-*

Condivido con voi questo messaggio, inviatomi dal mio papà questa mattina.
Non per autocelebrazione, ma per l’emozione che esso trasporta.

Tutto l’amore del mio papà.
Tutto l’amore per il mio papà.
Ti voglio bene.

Juliet

Via via, vieni via di qui.

8015ae818df968186cae78b4617d8bad

Via via
Vieni via di qui.
Niente più ti lega a questi luoghi
Neanche questi fiori azzuri.
(Via con me, Paolo Conte)

Riflettevo su una sensazione, un’emozione, che nasce dentro di me, quando sento parlare di luoghi o di epoche lontane.

Parlo della sensazione di voler partire per una destinazione lontana e inesplorata. Quella sensazione in cui ti senti, potenzialmente, rivoluzionario. Prendi in mano la tua vita. Desideri visceralmente fare tabula rasa e, ricominciare, da, capo.

Parallelamente, c’è la curiosità di vivere in un’epoca lontana. Ne abbiamo sentito parlare tanto, sappiamo molte cose su di esse, e una volta individuata quella che più fa per noi, che sia un Castello Medievale, il Charleston degli anni 20 o l’amore per American Graffiti, vorremmo solo poter vivere in prima persona questi anni che ai nostri occhi sono così meravigliosi.

Tutto questo mi fa pensare che ai giorni nostri, si ha un po’ la sensazione generale di aver visto e fatto tutto. Se si pensa alle scoperte del passato, alle mode, alle battaglie sociali, nel bene o nel male c’era un taglio netto, c’era qualcosa per cui combattere.
Noi, cosa abbiamo, oggi?

Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock star. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene! (Tyler Durden, Fight Club)

Parafrasando, credo proprio che la nostra grande guerra sia quella spirituale.
C’è un tumulto dentro di noi, e nella società, una continua ricerca tra bene e male. Tra quello che è lecito e quello che non lo è. Abbiamo tutto eppure non abbiamo niente.
Fin dove possiamo spingerci?

Dalle mie parti si dice “Si stava meglio quando si stava peggio”.

Mi ritorna alla mente il film di Woody Allen Midnight in Paris in cui Gil, il protagonista, è assolutamente convinto che gli anni 20 siano stati, senza ombra di dubbio, i migliori. Mentre la coprotagonista Adriana, che negli anni 20 ci vive, sostiene che la Belle Époque è stata senza dubbio l’epoca più bella.

Siamo al consueto discorso, che non siamo mai contenti di quello che abbiamo?
Che non riconosciamo le nostre innumerevoli fortune? Questo sicuramente.
Ma può una persona, filosoficamente parlando, essere “nata nel periodo sbagliato“?

Mi è stato appena prestato il libro Nessuno scompare davvero.
È la storia di una donna, che ad un punto della sua vita, decide di lasciare tutto e partire.
Letteralmente, lascia un biglietto al marito e prende un’aereo.

Possiamo forse negare di aver provato tutti, almeno una volta nella vita, la sensazione di voler scappare dalla propria realtà? Credo di no…

Juliet